Hikikomori: conoscere e affrontare il fenomeno

Il termine hikikomori, che in giapponese significa “stare in disparte”, indica chi sceglie di ritirarsi dalla vita sociale, chiudendosi per mesi o anni nella propria stanza e riducendo al minimo i contatti con il mondo esterno. Nato in Giappone negli anni Novanta, il fenomeno è oggi registrato sempre più spesso in molti Paesi, Italia compresa, dove secondo le stime coinvolgerebbe decine di migliaia di adolescenti e giovani adulti. Non si tratta di pigrizia né di un semplice capriccio. Di solito il ritiro comincia in modo graduale: prima l’abbandono della scuola o del lavoro, poi la rinuncia alle amicizie, infine l’inversione del ritmo sonno-veglia. Alla base ci sono spesso una forte pressione alla performance, esperienze di bullismo o di fallimento, un’estrema sensibilità al giudizio altrui. Il ritiro diventa allora una forma di protezione da un mondo percepito come troppo minaccioso. Quali sono i segnali da non sottovalutare? Come capire se i propri ragazzi sono hikikomori? L’isolamento che dura da oltre sei mesi, il rifiuto di frequentare la scuola, la perdita di interesse per attività prima amate, l’uso prevalente di internet e videogiochi come unico canale di relazione. Attenzione: la tecnologia è raramente la causa, più spesso è l’unico spazio in cui il giovane sente di potersi esprimere senza essere giudicato. Come intervenire? Il primo passo per la famiglia è evitare colpe, pressioni e ultimatum, che tendono a rafforzare la chiusura. Meglio costruire un dialogo paziente, fatto di ascolto e piccoli passi, mantenendo aperto il canale della comunicazione anche quando le risposte tardano. È fondamentale rivolgersi presto a professionisti (psicologi, psicoterapeuti, servizi territoriali) e, se il giovane rifiuta di uscire, valutare interventi a domicilio o online. Utili anche i gruppi di sostegno per genitori, che riducono il senso di solitudine e offrono strumenti concreti. Anche scuola e comunità hanno un ruolo: riconoscere precocemente i segnali, creare ambienti meno competitivi, offrire percorsi di reinserimento graduali. Il ritorno alla vita sociale è possibile, ma richiede tempo, alleanze e uno sguardo che non giudica. Conoscere il fenomeno degli hikikomori significa, prima di tutto, riconoscere che dietro la porta chiusa c’è una persona che sta chiedendo, a modo suo, di essere compresa. Vuoi saperne di più? Ne parliamo online il 24 settembre alle 16:30, con il contributo del Dott. Attilio Rossi – psicologo dell’associazione Hikikomori Italia – e la testimonianza delle famiglie dell’associazione Hikikomori Italia Genitori ETS. L’evento è gratuito. Per iscriverti e ricevere il link clicca qui: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfOK_i74hCKzU38_uUzlRY_fG9iKsXpRTZ5UDIAXpLwd3i6pw/viewform

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